Agenti, ciarlatani e truffatori. Il poker online nell’Italia del sottobanco

L’Italia del poker online ha vissuto una seconda nascita con l’avvento delle rooms “.it”, che hanno regolamentato il mercato e attirato nuovi adepti con le loro pubblicità sui giornali, in televisione e sul web. Tutto ciò ha contribuito alla voglia di successo e di soldi dei giocatori e molti di questi oggi si definiscono dei “pro”.

daniel_history_xCategoria molto allargata direi, che racchiude i pro-fessionisti, i pro-fessori e i pro-voloni. L’Italia è un Paese ancora giovane pokeristicamente parlando, anni luce indietro rispetto ai paesi scandinavi, al Regno Unito e naturalmente agli States. Il fenomeno dei Team Pro che spuntano come funghi presso tutte le sale online, ha dato linfa vitale al settore ma ha anche partorito delle aberrazioni laddove un pinco pallino qualunque si vede pagati i tornei live principali, viene intervistato e osannato solo per aver vinto (con chissà quale fortuna) uno o due tornei online.

Politiche di marketing discutibili a parte, le rooms “.it” ancora oggi subiscono la concorrenza di quelle che io definirei “com/it”, che non è la banca commerciale italiana bensì l’insieme di quelle sale che operano nel sottobosco, delle quali non si legge e pochissimo se ne parla. Sono operatori dell’Italia del Far West, dello “spaghetti poker”, che non hanno alcuna licenza men che meno quella europea di Malta, e che lavorano esclusivamente con il cash game online, ad oggi ancora interdetto sulle sale AAMS. I servers che gestiscono il gioco sono nei Paesi più improbabili per un network di poker online: Panama, Costarica e Romania!

A discapito di questa mancanza di pubblicità e licenza, sembrano raccogliere ampiamente il favore di tanti giocatori di casa nostra, che da un lato le ritengono il pollaio casalingo e dall’altro utilizzano i servizi degli “agenti”. Eh sì, perché nell’Italia di Sivio “meno tasse per tutti” Berlusconi c’è chi si è inventato una nuova professione: l’agente delle pokerroom. In che consiste questo pseudo-lavoro è presto detto. Bisogna procacciare giocatori e gestirli attraverso una cassa virtuale di denaro, che poi tanto virtuale non è. Si creano una miriade di account fittizi senza alcuna vera registrazione nominativa e si caricano con dei soldi che poi si incassano cash dai giocatori.

pagheròA molti players è concesso giocare a “pagherò”, ne risponde l’agente. A costui è affidato un fido di qualche migliaia di euro e il suo guadagno deriva dalle commissioni sul rake generato. Sì, perché il rake è il punto forte di queste sale. Hanno avuto la brillante idea di innalzare il cap (il tetto massimo di prelievo su un singolo pot al cash game) a 5€ !, laddove rooms famose come Full Tilt o Titan hanno un cap a 3$ per pot superiori a 60$.

Rivolta o malumore dei giocatori? Manco per sogno! Sono tutti felici e contenti come una pasqua di giocare tra italiani e a credito. Poco importa se il software di gioco fa schifo, se l’onestà e trasparenza della sala è un miraggio, quello che conta è la facilità di uso del servizio e l’immediata disponibilità. E’ un po’ come comprare il viagra online. Non fa niente se ti arriva una pasticca blu che di sildenafil citrate non ha manco un milligrammo, l’importante è che la si prende al volo senza complicazioni, senza ricetta, e con pochi click del mouse. Sulle “com/it” alla stessa maniera se ho finito il credito e non ho fondi o non ho la carta di credito alzo la cornetta, uno squillo all’ “agente” e lui mi ricarica. Evviva!!

Il paese dei balocchi o meglio degli allocchi. Come si potrà risolvere tutto questo? Semplice, alla stessa maniera dei parcheggiatori abusivi a Napoli. Lo Stato ha trasformato i parcheggi liberi in strisce blu col grattino e fine dei parcheggiatori fai-da-te. Parimenti quando entrerà in funzione il cash game sulle “.it” sono certo che le sale “spaghetti poker”, molte delle quali dai nomi più bizzarri e ridicoli, potranno salutarci.

Innumerevoli volte ci hanno contattato i manager di queste sale chiedendoci di fare da “agenti” e la risposta è stata sempre la stessa: no grazie, non ci interessa. La domanda che mi sono posto spesso è: come mai in un Paese restrittivo verso il poker su internet come gli Stati Uniti questo fenomeno non ha preso piede? Eppure ci sono decine di migliaia di giocatori affamati di poker online. Unica differenza, hanno un po’ più di cultura pokeristica alle spalle.

Ma sì, quando arriverà il cash game sulle sale AAMS tutto si risolverà… ubi maior minor cessat.




 Poker Texano

3 Commenti per “Agenti, ciarlatani e truffatori. Il poker online nell’Italia del sottobanco”

  • jack:
  • 20.02.10
  • 22:42

va bene tutto, ma di sinistra no eh…

  • Steven Randall:
  • 20.02.10
  • 12:37

Ahahah!!!
Lasciamo perdere la politica che sennò ci impantaniamo in un altro mare di mXXda :)

  • Luca:
  • 20.02.10
  • 15:27

ritengo che tuttequeste sale di poker on line siano una bella truffa ai danni dei loro clienti, che li garantisce che nei vari tornei non vi siano dei loro collaboratori chevengono designati dal sistema a vincere, e pur sempre un software controllato dagli peraori del sistema di gioco

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