Il presidente del Casinò di Sanremo contro la proposta della Brambilla sui casinò

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Trema la lobby dei casinò italiani (solo 4 e tutti al nord Italia) di fronte alla proposta ormai in fase attuativa del ministro Brambilla sull’aperturà di mini-casinò negli hotel a 5 stelle. In un periodo già difficile a causa della congiuntura economica negativa, i casinò devono difendersi dalle slot machines da bar (ora in versione VLT) dai casinò esteri sempre più agguerriti, dalle nuove lotterie e gratta&vinci, e ora dalle nuove case da gioco (si parla di una quarantina in tutta Italia).

Scende in campo il Presidente del Casinò di Sanremo, dott. Donato di Ponziano:

“Abbiamo già assistito al proliferare delle offerte di gioco che diventeranno con le Video lotterie direttamente concorrenziali con gli attuali casinò. Forse bisognerebbe riflettere che il mercato appare già saturo e quindi investire nel turismo su altre direttrici, creando un progetto globale, capace di differenziarsi e di abbracciare le peculiarità dei territori italiani.

Dopo queste brevi considerazioni, definirei quantomeno discutibile se non inopportuna l’ipotesi di aprire nuove case da gioco quando è sotto gli occhi di tutti che i “casinò diffusi” sono già presenti ovunque ed altri arriveranno con l’installazione delle Vlt. E’ forse il momento di chiedersi se vogliamo davvero fare del nostro “Bel Paese” famoso per la cultura, per l’arte e per la musica la capitale internazionale del gioco d’azzardo.”

solei-casinoNel frattempo la recessione economica i cui effetti in Croazia sono accentuati dai buchi finanziari venuti alla luce dopo le dimissioni dell’ ex premier Ivo Sanader ha fatto un’altra vittima illustre.

Stiamo parlando del Casino Solei di Umago ubicato nell’insediamento turistico di Catoro, costretto a chiudere i battenti per il drastico calo degli affari.

Per la precisione al locale non è stata prolungata la concessione per altri 5 anni causa la gestione perlomeno problematica. Il suo conto è bloccato dal 30 settembre scorso mentre ultimamente non pagava più i dovuti oneri fiscali e contributi allo stato. Pertanto, come dichiarato dalla sua direttrice Asja Nikolic, la chiusura era inevitabile.



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