
La leggeenda del poker
Una volta ogni tanto nasce una persona con un talento così eccezionale che semplicemente non ha uguali. Il mondo dello sport è pieno di persone del genere; basta solo pensare a Michael Jordan, Tiger Woods e Roger Federer. In questi tre atleti talento, intelligenza e comportamento normale sono stati uniti in maniera perfetta.
Ma il mondo presenta anche esempi di grandi atleti che semplicemente non sanno come comportarsi nella normale vita di tutti i giorni; pensiamo a Diego Maradona e Mike Tyson. Anche il mondo del poker ha avuto il suo enfant prodige: il suo nome era Stu Ungar. Un giocatore di carte eccezionale e un giocatore d’azzardo di dimensioni incredibili.
Un campione mondiale di poker e un tossicodipendente incurabile che semplicemente non sapeva vivere una vita normale e che ha concluso troppo presto la sua vita in uno squallido motel di Las Vegas.
Stu Ungar rappresenta il fenomeno americano del “vivere velocemente – morire giovane”. Non ha mai avuto un lavoro normale in tutta la sua vita ed è stato milionario e in bancarotta più volte di quante persino i suoi migliori amici riuscissero a contare. In pochi, sempre che ne siano esistiti, hanno avuto il suo stesso straordinario talento nel gioco delle carte. O, per dirla con uno dei suoi migliori amici, il proprietario di casinò Bob Stupak: “Era il migliore. Non si può dire altro. Il migliore vuol dire tutto.”
Vincitore a 15 anni
Stu Ungar era nato a New York City, crescendo nel Lower East Side come figlio di un locale bookmaker e proprietario di bar. Non fu quindi per caso che entrò nel mondo del gioco d’azzardo fin da molto giovane. Nel 1963, a dieci anni, vinse il suo primo torneo di Gin Rummy durante una vacanza in famiglia, e nei quattro anni successivi si fece un nome come uno dei migliori giocatori di New York.
Il padre morì quando Stu aveva solo tredici anni, e l’anno successivo egli divenne giocatore d’azzardo professionista.
Quando Stu aveva quindici anni un famoso bookmaker locale gli pagò i 500 dollari di iscrizione a un grande torneo di Gin Rummy.
Stu Ungar finì per vincere il tutto, compreso il primo premio di 10.000 dollari, senza perdere neppure una mano nell’intero torneo, cosa che nessuno è mai stato in grado di emulare. In seguito lasciò la scuola, e una settimana più tardi aveva perso tutti i soldi all’ippodromo. Tipico di Stu Ungar, come gli anni successivi avrebbero dimostrato.
Perdita di un milione di dollari
Ci sono numerose storie, su come spese i soldi vinti in un torneo di poker per comprarsi una nuova Mercedes che finì per cadere a pezzi per la sua trascuratezza.
Oppure sul weekend in cui riuscì a perdere 1 milione e mezzo di dollari in scommesse. Per Stu Ungar i soldi non furono mai qualcosa con cui relazionarsi.
I soldi erano da spendere con il gioco d’azzardo. Dopo aver più o meno ripulito il mondo del Gin Rummy di New York, Stu si trasferì a Miami, all’epoca il più importante teatro per i giocatori di Gin Rummy. A Miami giocò bene, ma il suo debole per le scommesse sportive gli costò molto.
Quando arrivò a Las Vegas per la prima volta, nel 1976, era praticamente in bancarotta e mentalmente quasi distrutto. Ancora oggi non è ben chiaro come, in qualche modo, Stu Ungar riuscì a mettere insieme i soldi per partecipare a un torneo da 50.000 dollari.
Naturalmente lo vinse, e nelle ultime due mani riuscì a predire tutte le carte del suo avversario. Un risultato straordinario, ma una mossa terribilmente negativa per la sua carriera, dal momento che in seguito gli fu quasi impossibile trovare compagni di gioco.
Escluso dai casino’
Stu Ungar era il miglior giocatore di Gin Rummy del mondo, ma pian piano divenne troppo difficile trovare una partita di Gin Rummy. Alla fine decise di dedicarsi al Black Jack e ben presto con la sua memoria fotografica dimostrò un’abilità straordinaria anche in questo gioco.
Stu era in grado di memorizzare le carte come nessun altro. Una notte vinse 83.000 dollari al Caesar’s Palace, prima che il casinò interrompesse il gioco. Quando il gioco fu interrotto Stu seppe dire esattamente quali erano le 18 carte rimaste nel mazzo.
Questo fu l’inizio della fine dell’era in cui il Black Jack a Las Vegas si giocava con un solo mazzo di carte.
Una fotografia di Stu fu affissa negli uffici del personale di sicurezza di tutti i casinò e lui fu escluso a vita da tutti i tavoli di Black Jack di Las Vegas. Dopo poco tempo fu installato il “sabot” o “shoe” che oggi è standard in ogni casinò; si tratta di una scatola contenente sei oppure otto mazzi di carte, e Stu Ungar mise sul banco 10.000 dollari scommettendo che sarebbe stato in grado di dire esattamente quali carte restavano nella scatola quando quattro mazzi fossero stati utilizzati. Nessuno osò accettare la scommessa, ma nel 1977 Bob Stupak gli promise un premio di $100.000 se fosse stato in grado di dire quali carte erano rimaste nella scatola dopo aver utilizzato tre mazzi.
In caso di sconfitta Stu avrebbe dovuto pagare a Stupak 10.000 dollari. Stu Ungar disse esattamente ognuna delle 156 carte restanti! Nonostante Stupak avesse perso 100.000 dollari, quello fu l’inizio di un’amicizia duratura tra lui e Ungar. Incapace di trovare qualcuno che giocasse a Gin Rummy con lui ed escluso da tutti i tavoli di Black Jack della città , Stu Ungar decise di buttarsi sul poker. Nel 1980, a 24 anni, si iscrisse al Campionato mondiale di poker (WSOP) per la prima volta, e sottolineò la sua abilità con le carte, vincendo il titolo. Giusto per dimostrare di non essere un fenomeno di passaggio, lo vinse di nuovo l’anno successivo.
Stu Ungar è il più giovane vincitore al mondo delle World Series of Poker – Main Event ed all’età di 25 anni l’aveva già vinte due volte!
Giocatore numero 1
Se cercate la parola giocatore nel dizionario, non sorprendetevi di trovare una foto di Stu Ungar. Egli è stato la personificazione del giocatore: una volta perse 900.000 dollari in una partita di Razz e ne perse un milione in una sessione di dadi, ma d’altra parte vinse almeno cinque milioni di dollari giocando a poker con il re del porno Larry Flynt.
Stu Ungar era anche un appassionato giocatore di golf, ma assolutamente incapace di giocare senza puntare denaro. Si dice che perse 80.000 dollari già la prima volta che mise piede su un campo da golf, e che quello fu solo l’inizio.
Con i bookmakers Stu Ungar giocava su qualunque cosa e fino alla quota massima che gli permettevano di scommettere. Era un iperattivo e non era capace di restare calmo il tempo sufficiente per finire un pasto; doveva succedere qualcosa 24 ore al giorno – e i soldi erano fatti per essere spesi.
Vediamo la carta di identita’
Nonostante il suo stile di vita, Stu mantenne quasi fino alla fine un aspetto da ragazzo, e il suo amico Mike Sexton racconta di una visita a un bar di Palm Springs con Stu e altri due amici. Dopo che tre di loro avevano ordinato da bere venne il turno di Ungar, ma prima che potesse aprir bocca il barista gli chiese di mostrargli la carta d’identità . “Ho 35 anni”, rispose Stu.
“A me sembri più giovane, e se non vedo la carta d’identità non posso darti nulla” fece il barista. La risposta di Ungar fu quella di tirar fuori un mucchio di soldi dalle tasche, ognuna delle quali conteneva 10.000 dollari, e di sbatterli sul bancone gridando in faccia al barista: “Ecco la mia carta d’identità ! Quanti teenager pensi vadano in giro con tutti questi soldi in tasca?” Stu ottenne il suo bicchiere.
Vinse 10 tornei su 30
Senza contare le WSOP, per molti anni il torneo più grande e più prestigioso fu l’Amarillo Slim’s Super Bowl of Poker.Ogni giocatore di poker desiderava partecipare a questi due avvenimenti.
Stu Ungar fu l’unico giocatore a vincerli entrambi; ma non finisce qui: li vinse entrambi per tre volte.
In totale Stu Ungar riuscì a vincere 10 tornei di poker nella sua vita breve ma intensa; un risultato straordinario, considerando che partecipò solo a 30 tornei. Ma il suo stile di vita stava cominciando a esigere un pagamento. Per vent’anni Stu fu tossicodipendente e incapace di porvi rimedio. Jim Albrecht, per molti anni responsabile delle World Series of Poker, una volta disse: “Sinceramente non credo di aver mai incontrato un giocatore di poker No Limit così bravo, e allo stesso tempo un essere umano così disturbato”.
Johnny Chan, che come Ungar riuscì a vincere due titoli consecutivi alle World Series of Poker, forse riassume meglio la situazione:”Nessuno poteva battere Stu Ungar, tranne lui stesso”.
Vinse le WSOP prima di morire
Nel 1997 Stu Ungar era sulla strada dell’autodistruzione. La sua salute andava deteriorandosi rapidamente e in pochi l’avevano visto sulla scena del poker negli ultimi sette anni.
Poteva essere visto mentre partecipava a partite minori in giro per Las Vegas, ma non aveva più i soldi sufficienti per partecipare alle WSOP. Poco prima del torneo del 1997 qualcuno mise insiemeper Stu i 10.000 dollari di iscrizione, un sostenitore che ancora oggi rimane anonimo. Quattro giorni dopo Stu festeggiava uno dei più grandi ritorni nel mondo del poker, vincendo il terzo titolo mondiale 17 anni dopo la sua prima vittoria allo stesso torneo.
Ciò però non gli evitò di continuare a scendere velocemente la china: due mesi dopo era nuovamente al verde.
Nel 1998 si iscrisse alle WSOP ma non riuscì nemmeno a lasciare la stanza d’albergo. Stu Ungar aveva giocato le sue ultime World Series of Poker. Il suo amico Bob Stupak fece quello che poteva per aiutare Stu: si offrì di pagargli i debiti, ripulirlo e riportarlo sul palcoscenico del poker. Pochi giorni prima di morire Ungar si incontrò con Stupak da un avvocato per firmare un contratto.
Stupak aveva anche assunto qualcuno il cui solo lavoro sarebbe stato tenere Ungar lontano dai guai. Ungar firmò il contratto, ma pensava di poter ottenere un po’ di contanti in più rispetto a quanto era previsto dal contratto.
“Quando gli chiesi di quanto aveva bisogno rispose: 50.000 dollari” disse poi Stupak di quella volta. Infine ottenne 2500 dollari e i due si separarono; quella fu l’ultima volta che Stupak vide Ungar. Stu disse che voleva comprare un regalo di compleanno per la figlia. Due giorni dopo fu ritrovato morto nella sua stanza all’Oasis Motel.
La sua morte fu dichiarata “accidentale”, causata da anni di maltrattamenti del proprio corpo con droghe e antidolorifici. Durante l’autopsia il coroner trovò nel corpo di Ungar tracce di cocaina, metadone e antidolorifici, un cocktail che gli aveva provocato l’infarto fatale. Della propria abilità Stu Ungar aveva detto una volta: “È possibile che verrà un giorno in cui qualcuno sarà un giocatore di poker No Limit migliore di me. Ne dubito, ma è possibile. Ma non ci sarà mai un giocatore di Gin Rummy migliore di me”. Stu Ungar morì a 45 anni.













